Vinti i referendum sull’ACQUA Bene Comune, che si fa?

Intervista a Alessandro Domenighini a cura del Presidente del Circolo Culturale Ghislandi

2 sì per l’acqua bene comune

1) Caro Alex, sei stato uno dei principali protagonisti della manifestazione per l’acqua bene comune e per conservare in capo ai Comuni la gestione del servizio idrico. Come valuti l’esito referendario in generale e con specifico riferimento ai due quesiti sull’acqua?

Naturalmente sono molto contento del risultato, credo che abbia dimostrato che c’è un risveglio della coscienza delle persone che sono andate a votare nonostante i grandi mezzi di comunicazione avessero volutamente lasciato nell’ombra questo appuntamento, e nonostante alcuni importanti leader politici avessero apertamente sponsorizzato il non voto. E’ quindi un segnale che fa ben sperare.Del resto il tema della gestione del servizio idrico riguarda ognuno di noi direttamente e quotidianamente, la prima cosa che facciamo appena svegli è aprire un rubinetto dell’acqua, operazione che ripetiamo poi decine di volte al giorno. Non è quindi un tema sul quale abbiamo bisogno di consultare gli esperti per capire quanto sia importante. 

2) Cosa c’è dietro le “eccellenze” referendarie di parecchi Comuni della Valle Camonica e come Ti spieghi le posizioni di retroguardia di altri Comuni valligiani?  

Ci sono diverse motivazioni che hanno portato ad un eccellente risultato di tutta la valle  camonica: La prima è che evidentemente i cittadini ritengono di aver goduto fino ad ora di un servizio idrico di qualità e a costi ragionevoli e quindi non sentivano l’esigenza di cambiare un modello gestionale che da dei risultati; e su questo c’è anche da considerare che nel nostro paese le privatizzazioni e le liberalizzazioni di altri servizi non hanno prodotto quei risultati di efficienza e economicità che ci si aspettava: quando nelle numerose assemblee fatte in giro per i paesi della valle dicevamo che se la privatizzazione del servizio idrico fossa andata in porto i cittadini per un qualsiasi problema non avrebbero più dovuto rapportarsi con il Municipio ma con un call center la gente capiva che si sarebbe andati incontro ad un peggioramento del servizio; E poi il rapporto dei camuni con l’acqua è particolare, pensiamo al massiccio sfruttamento idroelettrico del quale oggi beneficiano e molto le grosse società e molto poco i cittadini camuni. Fino a qualche anno fa con l’ENEL c’era almeno una sensibile ricaduta occupazionale,oggi è venuto meno anche questo elemento, e i continui richiami al federalismo sembrano una presa in giro se non si consentirà alla istituzioni locali di gestire anche lo sfruttamento idroelettrico. Effettivamente analizzando nel dettaglio i risultati si vede come ci siano all’interno della valle sensibili  differenze di risultato tra comune e comune (Cerveno oltre il 71% di affluenza, Corteno Golgi poco più del 44%).  Anche questo credo dipenda da più cose: ad esempio dalla impossibilità dei comitati referendari di arrivare nella stessa misura in tutte le comunità con assemblee, volantinaggi ecc.; Dal fatto che in alcuni comuni i sindaci e le amministrazioni in genere si siano apertamente schierate per il voto e abbiano invitato i propri cittadini a votare si; da come il servizio idrico è stato effettivamente gestito fino ad ora; da quanto si paga l’acqua in un comune; e anche dal fatto che ci sono comuni dove è tradizionalmente più forte la presenza di elettori del centro sinistra che hanno associato la questione del contenuto dei referendum a quella di voler dare un segnale politico più generale. 

3) Ora che la pars destruens è compiuta, quali sono le più ravvicinate scadenze che ci attendono per tradurre in positivo il mandato degli elettori?  

Per gli enti pubblici è già tempo di rimettersi al lavoro perché la legge regionale lombarda sulla gestione del servizio idrico ha assegnato alla Provincia le competenze che erano degli ATO (ambiti territoriali ottimali, soppressi per legge). La Provincia ha oggi l’obbligo di costituire un organismo di gestione del ciclo idrico il quale sentita l’assemblea dei comuni deve decidere come e a chi affidare la gestione del servizio idrico, quali investimenti sono necessari e quale sia la tariffa. La questione rimane quindi complicata e gli amministratori comuni dovranno essere abili ma soprattutto uniti per portare a casa autonomia gestionale, investimenti e tariffe congrui. I cittadini devono supportare i loro amministratori in questa sfida e allo stesso tempo vigilare affinché la promessa di una buona gestione pubblica dell’acqua venga mantenuta. 

4) Proviamo ad allungare lo sguardo. Non pensi che la vittoria dei sì sui quesiti concernenti l’acqua e il nucleare suoni un po’ come una smentita alle tesi che avevano decretato l’inesorabile fine della sovranità nazionale (e, con essa, della sovranità popolare), soverchiata dall’onnipotenza di un “mercato” padrone incontrastato dei processi economici e politici mondiali?

Certamente è arrivato un segnale forte, ma non mi sento di dire che questo sarà sufficiente a fermare la tendenza mondiale a fare di ogni bene una merce e di ogni cittadino un cliente. Tanto per cominciare bisognerà che per una volta gli altri cittadini europei prendano ad esempio noi italiani e che quindi questa volontà di essere protagonisti del nostro destino collettivo oltre che di quello individuale dilaghi. Non sarà facile perché su acqua e nucleare gli interessi economici sono fortissimi ma direi che l’aria che si respira da un mese a questa parte lascia ben sperare.

  • Share/Bookmark

Un Commento a “Vinti i referendum sull’ACQUA Bene Comune, che si fa?”

  1. Non riesco a capire come mai gli italiani si siano fatti addormentare per troppo tempo da questo governo di pifferai….poco magici, fatto da nani e ballerine….ciao a tutti Vito

Lascia un Commento